DURC, il giudice ordinario non può condannare l'Ente previdenziale a rilasciarlo

DURC, il giudice ordinario non può condannare l'Ente previdenziale a rilasciarlo

L'Ente previdenziale preposto al rilascio del DURC non è chiamato ad esercitare, nell'ambito del relativo procedimento, alcun potere discrezionale, ma deve esclusivamente verificare la sussistenza dei presupposti normativamente previsti. Al riguardo, tuttavia, non è possibile proporre innanzi al giudice ordinario alcuna domanda di condanna al rilascio del DURC, ma solo, in presenza di un interesse ad agire, di accertamento di una situazione di "regolarità contributiva". Ciò, in considerazione del divieto per il giudice ordinario di annullare, modificare o revocare un provvedimento amministrativo (Corte di Cassazione, sentenza 03 marzo 2021, n. 5825)

Una Corte d'appello territoriale, confermando la sentenza di prime cure, aveva ordinato all'Inps di emettere il Documento Unico di Regolarità Contributiva senza indicazioni di irregolarità a carico di una data Società. Ad avviso della Corte, infatti, eventuali irregolarità contributive a carico dei soci della Società istante, ove relative a situazioni estranee alla loro partecipazione nella società, non potevano refluire in danno della società stessa.
Avverso tale statuizione propone ricorso in Cassazione l'Inps, deducendo che la Corte di merito si fosse sostituita ad esso nella valutazione discrezionale circa la regolarità della posizione contributiva dell'impresa ed altresì che lo avesse illegittimamente condannato ad un obbligo di facere.
Per la Suprema Corte il ricorso è parzialmente fondato.
Il giudizio sulla sussistenza o meno della "regolarità contributiva", infatti, non presenta affatto quei margini di discrezionalità che invece rivendica l'Inps, al fine, addirittura, di sostenere che la controversia circa il suo mancato rilascio sfuggirebbe alla giurisdizione del giudice ordinario.
Fermo restando che, nella presente controversia, non è più dato di discorrere circa la spettanza della giurisdizione, ostandovi il vincolo del giudicato interno, risulta all'opposto che l'unico presupposto sotteso all'accertamento della "regolarità contributiva" è l'adempimento delle obbligazioni concernenti contributi e premi, oltre che di eventuali versamenti dovuti alle Casse edili, e che le ipotesi in cui la presenza di un inadempimento non è d'ostacolo al rilascio del DURC sono rigidamente tipizzate da fonti primarie e secondarie.
In sostanza, l'ente previdenziale preposto al suo rilascio non è chiamato ad esercitare, nell'ambito del relativo procedimento, poteri discrezionali, ma deve esclusivamente verificare la sussistenza dei presupposti e dei requisiti normativamente previsti nello svolgimento di una attività vincolata, di carattere meramente ricognitivo.
E peraltro, l’affermazione della giurisdizione del giudice amministrativo in ordine al giudizio (chiaramente incidentale) sulla regolarità del DURC nelle controversie aventi ad oggetto l'aggiudicazione di appalti pubblici, notoriamente rimesse alla cognizione esclusiva del giudice amministrativo, non rappresenta argomento che contrasti quanto sostenuto.
Ciò posto, deve però escludersi che il giudice ordinario, chiamato a decidere su una controversia in cui un'impresa o un lavoratore autonomo lamenti il mancato rilascio del DURC per presunte irregolarità contributive, possa condannare l'Ente previdenziale a rilasciarlo.

Sussiste, infatti, un divieto, a carico del giudice ordinario, di condannare la P.A. o un concessionario di un pubblico servizio, ad un facere, ma non in conseguenza di un riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo, bensì per i limiti interni posti dall'ordinamento alle attribuzioni del giudice ordinario, che concernono appunto il divieto di annullare, modificare o revocare il provvedimento amministrativo (ex multis, Corte di Cassazione S.U., sentenza n. 23835/2004).
In definitva, non è possibile proporre validamente al giudice ordinario alcuna domanda di condanna al rilascio del DURC, ma solo, in presenza di un interesse ad agire (art. 100 c.p.c.), di accertamento di una situazione di "regolarità contributiva".